La repubblica alla prova delle armi

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Impegnata internamente con le lotte tra patrizi e plebei, Roma subì l’aggressione dei popoli vicini. Porsenna, il potente re etrusco della città di Chiusi voleva estendere il suo dominio su Roma e i sui Latini, ma nel 504 a. C. venne sconfitto ad Ariccia da una lega militare costituita da varie città latine. Fu proprio questa lega a sfidare nuovamente Roma e ad essere sconfitta presso il lago Regillo. I latini, così, dovettero allearsi per forza coi Romani firmando un trattato noto come foedus Cassanium, in cui Romani e Latini si garantivano aiuto reciproco in caso di aggressione e si instauravano rapporti commerciali fra le due popolazioni.

Negli anni successivi Roma venne aggredita da Equi, Sabini e Volsci e questa alleanza si rivelò utilissima per la difesa. Nello stesso periodo Roma iniziò da sola la sua prima guerra di conquista contro la città etrusca di Veio (vedi foto). In tutto ci furono tre guerre contro Veio e infine l’assedio che durò 10 anni, come quello di Troia. Secondo la leggenda Veio fu conquistata grazie ad un’idea del dittatore Furio Camillo, il quale fece costruire una galleria sotterranea che permise ai Romani di entrare nella città, sorprendendo così i nemici. Gli abitanti di Veio vennero uccisi o venduti come schiavi e i territori della città divennero parte dello stato romano. Gli etruschi vennero così cacciati definitivamente dal Lazio.

Una nuova minaccia, però, incombeva su Roma: i Celti, che i Romani chiamavano Galli. L’insediamento dei Galli nell’Italia centro-settentrionale fu talmente consistente che i Romani chiamarono quella regione Gallia Cisalpina (cioè Gallia al di qua delle Alpi).

Nel 390 a. C. Roma si trovò a doverli affrontare. I Galli la invasero e la saccheggiarono; era loro intenzione solo raccogliere del bottino e non occupare nuove terre. Pertanto, alla fine, si accontentarono di un ricco riscatto in oro e si ritirarono.

Questo grave pericolo spinse i Romani a predisporre una valida difesa con nuove mura e un esercito potenziato. Fu in questo periodo che i plebei ottennero la parità coi patrizi.



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